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Donazione tra marito e moglie: si pagano le imposte?

Imposta di donazione e di registro: le tasse negli scambi di immobili tra coniugi e la donazione remuneratoria. 

Quante tasse dovrà pagare il marito che vuole intestare la casa alla moglie? Per una donazione immobiliare tra coniugi sono dovute le imposte? La questione è stata di recente analizzata dall’Agenzia delle Entrate che, rispondendo a un interpello posto da un contribuente [1], è entrata in un tema assai caro agli italiani per via della frequenza con cui esso si pone. Non sono rari, infatti, i trasferimenti patrimoniali all’interno dello stesso nucleo familiare, il più delle volte animati da interessi fiscali piuttosto che da scopi altruistici. 

Si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui l’uomo, proprietario di due appartamenti, ne doni uno alla moglie con cui è sposato in regime di separazione dei beni affinché quest’ultima vi fissi la propria residenza e non paghi l’Imu. A ben vedere, tale comportamento, per quanto frequente, 

integra sia un reato (la falsa dichiarazione all’anagrafe) che un illecito fiscale: l’esenzione fiscale infatti richiede, oltre alla residenza, la dimora abituale nell’abitazione in questione. 

Vediamo dunque se, nel caso di donazione tra marito e moglie, si pagano le imposte.

Quanti tipi di donazioni esistono?

La legge distingue due tipi di donazioni: 

  • la donazione di modico valore, quella cioè riguardante oggetti mobili di scarso valore economico: un cellulare, un computer, una bicicletta, 800 euro in contanti, ecc.. Essa non sconta alcuna tassa: può essere fatta semplicemente consegnando il bene al donatario, senza bisogno di contratti o di dichiarazioni al fisco;
  • ladonazione di non modico valore: è quella che riguarda, ad esempio, case e altri immobili, una rendita vitalizia, una conto corrente con un importo elevato, ecc. Quest’ultima richiede sempre l’atto notarile in presenza di due testimoni. Sconta l’imposta di donazione che, a breve, vedremo a quanto ammonta;
  • la donazione indiretta: è quella rivolta a garantire, a una persona, la disponibilità economica per acquistare un determinato bene. Si pensi al padre che bonifica 200mila euro sul conto del figlio affinché questi possa comprare la sua prima casa o che paga un’auto all’officina da intestare alla moglie. In questo caso, secondo le Sezioni Unite della Cassazione, non bisogna né ricorrere al notaio, né pagare le imposte sulla donazione a condizione però che l’atto d’acquisto specifichi la provenienza del denaro.

Quali tasse sulle donazioni immobiliari?

Vediamo, in generale, quali sono le imposte che si devono versare in caso di una donazione avente ad oggetto un immobile (una casa, un terreno, ecc.).

Abbiamo appena detto che la donazione immobiliare richiede il notaio: non solo perché si tratta di una donazione di “non modico valore”, ma anche perché l’atto pubblico deve essere registrato nei pubblici registri immobili.

In tale sede, bisogna corrispondere al notaio l’imposta di registro in misura fissa, che questi verserà successivamente al momento della registrazione del rogito.

C’è poi da corrispondere l’imposta sulle donazioni che, tuttavia, sconta un particolare regime di favore quando i rapporti tra donante e donatario sono di parentela. Ecco qual è l’attuale regime:

  • donazioni tra coniugi e tra ascendenti in linea diretta (nonni, padre, figlio): si versa l’imposta del 4% solo se la donazione supera 1milione di euro (franchigia). L’imposta si applica esclusivamente sul valore della donazione eccedente tale franchigia. Ad esempio, sulla donazione di due case del valore complessivo di 1.100.000 euro, si versa il 4% di 100mila euro;
  • donazioni tra fratelli e sorelle: si versa l’imposta al 6% solo se la donazione supera 100mila euro e unicamente sul valore eccedente tale franchigia;
  • donazioni tra parenti fino al 4° grado e affini in linea collaterale fino al 3°: si versa l’imposta al 6% senza franchigie;
  • donazioni tra altri soggetti: si versa l’8% della donazione senza franchigie. 
  • In caso di beneficiario portatore di handicap grave la franchigia applicabile è di € 1.500.000,00 e l’aliquota è quella prevista in base al rapporto di eventuale parentela.

 

Quali tasse nelle donazioni tra coniugi?

La Cassazione [2] ha spiegato che, nelle donazioni tra coniugi, si versa sempre l’imposta di registro in misura fissa a prescindere dal valore della donazione. Difatti, il Testo unico sull’imposta di successioni e donazioni [3] è chiaro nel stabilire il principio secondo cui, a prescindere dall’incremento patrimoniale di ricchezza conseguente alla donazione, la registrazione degli atti di donazione va comunque pagata, ed in misura fissa.

Secondo l’Agenzia delle Entrate è necessario versare l’imposta di donazione – sempre che si superi il tetto della franchigia (1milione di euro) – anche nelle donazioni tra coniugi fatte a titolo di “gratitudine” (cosiddetta donazione remuneratoria). Si tratta di un particolare tipo di donazione, consistente nella liberalità fatta per riconoscenza, «in considerazione dei meriti del donatario» ovvero «per speciale remunerazione»: con essa il donante dimostra un particolare apprezzamento dei servizi ricevuti dal donatario. Tali donazioni sono quindi tassate come quelle ordinarie. 

Risultato: il trasferimento dell’immobile che il marito dispone a favore della moglie, in riconoscimento del fatto che ha amministrato la famiglia in ogni suo aspetto, permettendo al marito di dedicarsi pienamente all’attività lavorativa, è una “donazione remuneratoria” e, come tale va tassata con l’ordinaria imposta di donazione.  

L’Agenzia confuta la tesi del trasferimento effettuato in adempimento di una “obbligazione naturale” (tale è il «dovere morale e sociale» disciplinato dall’articolo 2034 del codice civile). L’adempimento posto in essere in virtù di un obbligo di riconoscenza, sebbene normalmente corrisponda a un dovere morale o sociale, va tassato ugualmente al pari di una donazione qualsiasi. 

 

Tasse su donazioni all’atto della separazione o del divorzio

Per i trasferimenti di immobili conseguenti alla separazione o al divorzio non si paga più l’imposta di registro e di bollo: questo perché, secondo una recentissima sentenza della Cassazione [3], non si tratta di veri e propri trasferimenti tassabili.