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Dietrofront anche sulle imposte di registro sugli immobili. Resta l’Imu ma sulla prima casa permane l’esenzione totale.

Dopo il dietrofront sulla cedolare secca che, per gli affitti a canone concordato, resta al 10%, la legge di bilancio salva anche le imposte sulla prima casa. Il Consiglio dei Ministri che ha definitivamente deciso la manovra di fine anno ha detto stop all’aumento dell’imposta di registro sulla prima casa. Doveva salire a 150 euro dagli attuali 50, il vertice di maggioranza in corso a Palazzo Chigi, a quanto apprende l’Adnkronos, ha deciso di stoppare l’aumento, lasciando ferma l’imposta a 50 euro

Ricordiamo che l’imposta di registro si paga sia nel caso di acquisti immobiliari da privati, in alternativa all’Iva che invece si applica alle cessioni da ditte costruttrici o comunque da società soggette a Iva. 

Ad oggi, quindi, l’intestazione di una casa sconta una tassazione molto agevolata se è la prima. In più restano le esenzioni sull’Imu che, dal 2020, sarà l’unica imposta sulla casa, andando ad accorpare la Tasi in un unico prelievo.

Spariscono dalla legge di bilancio, dunque, le tasse sulla casa. “Si va nella direzione – spiegano fonti di governo – di eliminare balzelli e mini balzelli, alleggerendo la tassazione. Anche oggi una tassa in meno, dopo aver lasciato la cedolare secca sugli affitti al 10%, un risultato messo a segno durante il vertice di ieri. Su questo, c’è la volontà univoca del governo”.